• Alessandra Colombo

I Traumi e le Emozioni in una Opera Rock. The Human Equation

Leggi l'articolo completo che ho scritto in originale su #heavyworlds: qui.


Come sapete sono una Psicologa, ma si da il caso che io sia anche una grande appassionata di musica rock e metal. Molti di voi, probabilmente, non hanno mai sentito parlare degli #Ayreon, ma conviene cominciare dal fatto che si parla di un "gruppo" dei più talentuosi musicisti contemporanei.

The Human Equation è un’opera rock. In questo album ci sono 20 tracce che si sviluppano come un film.  E che film.

Per la prima volta nella storia della musica progressive metal, avviene un viaggio introspettivo dove ognuna delle emozioni personali ha una propria voce narrante e una propria personalità. Vediamolo come un “Inside Out” per adulti.


La trama, per farla breve, parla di un uomo in coma che lotta tra la vita e la morte a seguito di un incidente. Ma ciò che decreta se vivere o morire sono niente di meno che le sue emozioni.. passate, presenti e future.

La vita di “Me“, al quale non viene attribuito un nome rendendo ancora più facile all’ascoltatore immedesimarsi, è una vita segnata da traumi, abusi, sensi di colpa, paure. Nulla che non possa un po’ ricalcare, chi più e chi meno, la vita di ognuno di noi.


I traumi:

Nell’album sono due i traumi principali a cui si fa riferimento: la violenta assenza del padre e il suicidio della madre. Potrebbero essere trattati con superficialità, romanzati o addirittura esagerati, invece viene espressa una psicopatologia tanto sottile, precisa e fine da fare paura.


1. Il rapporto con il padre


Il rapporto con il padre (Mike Baker) è sin da subito conflittuale, l’emozione che governa questo trauma è la rabbia (Devin Townsend) e la paura (Mikael Akerfeldt). Il padre, secondo le emozioni, se ne è andato che Me era molto giovane, lasciando sua madre sola e disperata. Me non ha mai perdonato questo atto da parte del padre, sommato al fatto che la Paura non manca di ricordare quanto il padre lo umiliasse dicendogli che non sarebbe mai stato come lui, costringendolo a correre in cantina per coprirsi i lividi. Un esempio plateale dell’emozione è la cattivissima Loser (che significa perdente). Si staglia quindi una relazione abusante nei confronti del bambino, triangolato dalla madre alla quale vengono spiegati i lividi come risultati dei comportamenti goffi dello stesso. La relazione abusante ha luogo anche psicologicamente, sia ad un livello evidente (il modo in cui il padre umilia il bambino e lo mortifica in ogni insuccesso) sia ad un livello secondario, rappresentato dalla ingenua assenza della madre, evidenziata da nessun moto di difesa nei suoi confronti, ma vista come una creatura fragile e inerme, non in grado di fare da madre ad un ragazzino,il quale, dopo la morte del padre, deve invece prendersi cura di lei.

In Love (Amore) è ben presente la paura di agire male, come suo padre, nell’essere “solo violenza e furia” e nel dare quindi dolore e tristezza a sua moglie. Si staglia così un profilo traumatizzato dal ruolo maschile, identificato come cattivo e violento, del quale però rigetta ogni sfumatura con paura e tensione. In tutto l’album la rabbia è presente ma non interiorizzata, è una rabbia esterna e spesso proiettata sull’altro: me si trova ad attuare condotte lesive verso gli altri senza però comprendere l’aggressività alla base e spostando la rabbia sugli altri per averne poi paura o per colpevolizzarsi di essere oggetto della stessa.


You’re all alone in your bedroom How could you learn to care, when nobody cares for you (Agony)


2. Il suicidio della madre e il sentimento di inefficacia


Il rapporto con la madre non è mai specificato in modo preciso, segue gli stessi contorni sfocati di una relazione traumatica, troppo dolorosi per essere ricordati. La madre, apparentemente ingenua e cieca sugli abusi del padre verso il figlio, rappresenta per il figlio una relazione perversa (anche se mai esplicitata come tale): la relazione perversa si identifica come una madre-appendice, una madre che, a causa del suo dolore per l’abbandono del marito, sposta la sua dipendenza affettiva (e pratica) verso il figlio-feticcio.

Me si sente profondamente in colpa per l’epilogo di tale relazione, lasciando intendere in qualche modo di aver percepito lui stesso, nonostante fosse solo un ragazzino, quanto “malata” stesse diventando la situazione, pur non perdonandosi di non aver compreso ciò che stava per avvenire: il suicidio. Le modalità vischiose della madre sono visibili anche nella canzone trauma, dove si evidenzia la relazione ambivalente: da un lato la necessità di saperla in pace e felice, dall'altra le modalità perverse e aggressive della madre che riecheggiano nei sensi di colpa del figlio. La dipendenza diventa quindi essa stessa un’arma per sottoporre il figlio a violenze, questa volta le violenze dei sensi di colpa post mortem. Da ciò, però, Me ha imparato a sopravvivere “By now you realized, you have to be relentless to survive", con la costante voce del padre che lo ammonisce di essere ancora una volta un fallito, non avendo potuto salvare la madre. La ragione, tuttavia, razionalizza e vede nell’abbandono del padre l’unico vero evento scatenante del suicidio della madre, cosa a cui fa riferimento dicendo che “una parte di Me è morta a sua volta’.


“Where were you son, when I needed you Is this your thanks for all the warmth I gave Did you forget what I been through?”


3. i sensi di colpa verso la moglie e verso l’amico


Me si accorge di essere troppo distaccato e distante, colpa forse di tutto ciò che ha vissuto nel passato e della situazione stressante del presente. L’amore si staglia come una sorta di “segno” finale per salvare la relazione, come un ammonimento verso la sua disattenzione nei confronti dei sentimenti della moglie.

Nello stesso momento, però, prova un forte senso di confusione e rabbia nei confronti di lei in quanto sospetta di un tradimento con il suo migliore amico. La situazione si fa più difficoltosa, però, comprendendo le motivazioni che l’hanno spinta tra le braccia dell’altro uomo. Da un lato lei, trascurata e sola, snobbata da una personalità con tratti narcisistici, troppo attento ad assecondare le necessità di “valere” in risposta ai fantasmi del padre piuttosto che ad essere, seguendo il suo cuore. E proprio per la sua vanità si trova a tradire il migliore amico, rivelando alcune falsificazioni sul lavoro che garantiscono a Me una posizione di prestigio, lasciando l’amico, però, senza lavoro. Le emozioni prevalenti si stagliano tra tristezza per le colpe passate, rabbia per i risultati che Me credeva di meritare e amore, che si vede ferito ma colpevole.


4. la rabbia e il riscatto nelle opportunità negate


Un sentimento ben delineato – seppur nascosto – è la necessità di farsi giustizia. La necessità di mostrarsi forte per evitare che qualcuno si avvicini e si renda conto di quanto la maschera del cattivo sia fragile e crepata. Me è un ragazzino complicato, “fatto da sè”, vittima dei bulli e costantemente in lotta interiore tra la necessità di sentirsi più forte e migliore, e la consapevolezza di avere una ferita mortale nella sua anima. Il tutto condito da una sorta di giudizio morale costante che ricorda di quanto sia importante agire e non pensare, già, perché pensare, quando in noi qualcosa fa male, non fa altro che ricordarci la parte di noi che vorremmo eliminare: quella debole ed emotiva. Me è un quadro composto da minuscoli pezzi di vetro rotti, addobbato da una bellissima cornice di rigore per lasciare che gli altri non si avvicinino scoprendo quindi il vuoto che potrebbe far crollare tutto il dipinto. E’ per questo che Me si sente attaccato quando scopre che il suo migliore amico ha modificato dei libri per ottenere la promozione: per la prima volta nella sua vita sente di dover agire per non trovarsi, nuovamente, vittima delle situazioni. Il suo amico si trasforma quindi nel padre abusante che incolpa Me delle disgrazie della madre (quando è egli stesso la causa primaria), si trasforma nei bulli della scuola che lo fanno sentire inadeguato e fragile, si trasforma in tutto ciò che la vita ha deciso di togliergli incolpandolo.

E’ proprio la parte emotiva che si fa tuttavia più forte e trova il riscatto nella vita e nella psiche di Me.

La parte emotiva consente il perdono, la forza del pensiero integro: la rabbia, la paura e la tristezza vengono legittimate, e per questo si trasformano in forza. Nel momento in cui ammettiamo l’esistenza in noi di sentimenti che la società ci ha imposto come “negativi”, accettiamo anche che essi fanno parte di noi, e come tali dobbiamo considerarli e pensarli, non agirli.



Il capolavoro di #Lucassen consente di vedere il sé secondo la prospettiva di una integrazione totale di quegli aspetti considerati “negativi” dalle imposizioni sociali e dai nostri stessi vissuti. In Me imperano situazioni sociali che ognuno di noi ha vissuto almeno in parte, e alle quali la vita ha insegnato a rispondere per sentire il minor volume di dolore possibile.

Tuttavia, quando alcuni dolori non vengono elaborati si trasformano in strutture di carta pronte a cedere. Ecco che quando Me “sente” il tradimento della moglie, il castello di carta crolla e la psiche di Me subentra in un coma che ha l’aspetto di un coma psichico raccontato attraverso un coma fisico. Chi di noi non si è sentito in coma, almeno una volta? Anche i Pink Floyd raccontavano un sentimento di distacco – chiamiamolo disintegrazione, se vogliamo – con la frase “I have become Comfortably Numb”, dolcemente insensibile.

Soltanto riprendendo le redini e le responsabilità di ognuna delle profonde e dolorose emozioni che ci governano possiamo effettivamente sentirci nuovamente “interi”.

E Lucassen racconta una incredibile ed emozionante storia di re-integrazione.


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Dott.ssa Alessandra Colombo

Psicologa del Benessere

Ricevo in Via Magenta, 3 Gallarate (VA) Presso Poliambulatorio IL MELO

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