• Alessandra Colombo

La tristezza di Natale e i fantasmi del passato e del futuro


E' risaputo - ed è necessario parlarne - che il Natale porta sempre con sè un velo di malinconia. Per alcune persone, tuttavia, questa malinconia si trasforma in un vero e proprio macigno per il cuore, facendo sì che tutto sembri così dannatamente bello ma... solo per gli altri.


Prendendo in prestito le figure della Christmas Carol di Dickens, vediamo cosa rende così difficile questo momento dell'anno.


I fantasmi del passato

il passato è passato, si dice, ma quanti hanno pensato, almeno una volta, che è una frase tanto facile da dire ma tanto difficile da vivere?

Le esperienze che abbiamo vissuto, positive o negative che siano, hanno un impatto parimenti importante sulla nostra visione attuale di questo momento. Le esperienze positive ci ricordano il lutto di qualcosa che non esiste più per svariati motivi (allontanamenti, fasi di vita, litigi ecc.) e le esperienze negative ci ricordano il lutto di un qualcosa di molto importante per noi che in un modo o nell'altro non è stato sfruttato appieno (o, in alcuni casi, ci è stato completamente negato).

Questi momenti impattano nella nostra vita, anche se andiamo avanti, anche se li consideriamo un capitolo chiuso. Il fantasma del passato possiamo chiamarlo malinconia: il ricordo doloroso di qualcosa che abbiamo avuto e non potremo più avere o la fantasia, altrettanto dolorosa, di qualcosa che avremmo voluto ma che ci è stato tolto o non ci è mai stato dato ( e non parlo di cose... materiali ).

I fantasmi del futuro

il fantasma del futuro potremmo liberamente chiamarlo aspettativa: che sia una aspettativa irreale, irrecuperabile o difficile, porta comunque con sè una speranza tradita.

Quando il passato ci ha addolorato o ferito a tal punto, il futuro diventa una incognita: mi farà male?

sarò solo/a? non mi devo aspettare nulla? se nutro una parvenza di serenità devo forse preoccuparmi di cosa verrà dopo? sarò mai davvero felice?

Ecco che il futuro diventa allo stesso tempo un bacino di speranze che la coscienza ci targa talvolta come troppo irrealistiche e talvolta come irraggiungibili, lasciandoci immediatamente con un senso di ansia e angoscia di base e un rigetto nei confronti di tutto ciò che sta avvenendo nel preciso momento.

Le angoscee verso il futuro possono riguardare sia gli aspetti emotivi più profondi, sia quelli materiali (se non riuscirò a rispondere alle aspettative di tutti prendendo dei bei regali, li perderò o non avranno più stima di me).

Di solito queste aspettative finiscono in due modi: o si tende a fuggire da tutto e tutti, rigettando qualsiasi cosa possa ricondurre a questo periodo, oppure si vive con un profondo senso di tristezza e di vuoto, con crescenti angosce che si ripropongono anno dopo anno. Queste modalità, purtroppo, conducono alla cosiddetta "Christmas Sadness".


E il presente?

Il presente diventa fonte di rabbia e tristezza, ci si tende ad isolare, si mangia in modo irregolare (chi di meno, chi di più), ci si ritrova in dinamiche che fanno soffrire maggiormente ma che sentiamo necessarie per avere un minimo di soddisfazione passeggera: queste dinamiche possono includere il sentirsi obbligati a cucinare per tutti per le feste (che sentiamo come l'unico modo per tenere tutti vicini), il lasciarsi sopraffare dalle cose da fare, il voler fare regali più grossi e costosi di quanto ci si può permettere e così via, con il rischio di sentirci ancora più stanchi e desiderosi di stare da soli (ma rattristandoci di non avere nessuno di chi vorremmo!).

E' assolutamente necessario capire che è normale sentirsi tristi o arrabbiati a Natale, tanto quanto esserne felici.


Cosa è importante sapere...


Il senso di tristezza che si prova durante il periodo natalizio si conclude in realtà con la chiusura delle feste e ha inizio durante i "preparativi sociali" al Natale (circa metà novembre o poco prima), e questo senso di tristezza è limitante ma non pervasivo, in quanto tende ad andarsene non appena i giorni sembrano donare qualche raggio di sole in più subito dopo Natale. Se questi pensieri e sintomi sono particolarmente invasivi e/o continuano anche settimane dopo la conclusione delle feste, allora potremmo ipotizzare che le feste non siano l'unica causa.

E' importante sapere che i sintomi di qualcosa di più profondo (come una depressione latente) sono sentimenti di profonda tristezza, inadeguatezza e inutilità, senso di colpa, voglia di piangere apparentemente immotivata, perdita di interesse, apatia, senso di fatica crescente, irritabilità, difficoltà di concentrazione fino ad arrivare a sintomi sempre più fisici come un repentino cambio nelle capacità di riposo (ad esempio insonnia notturna e sonnolenza diurna), appetito irregolare, dolori fisici non ben specificati fino ad arrivare a veri e propri pensieri di irrisolvibilità.

Se vi riconoscete in quest'ultima descrizione, potete chiedere supporto ad un professionista qualificato: non è una vergogna nè una gogna, può capitare a tutti ma serve un aiuto qualificato per uscirne.


Buone feste,

che possano per tutti essere un momento di ricongiungimento.. con il sè più profondo!



Se dovessi avere bisogno di un incontro,

Contattami qui: alessandracolombopsicologa@gmail.com

oppure chiamami: +39 331 843 7155


Dott.ssa Alessandra Colombo

Psicologa del Benessere e specializzanda in Psicoterapia Rogersiana

Ricevo in Via Magenta, 3 Gallarate (VA)

Presso Poliambulatorio IL MELO


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